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#AI Act#Normativa#PMI

D.Lgs. 179/2026: cosa cambia per PMI e studi professionali

Leggo il D.Lgs. 179/2026 per PMI e studi: cosa dice il testo, cosa è solo la mia lettura e perché l’obbligo di informare i clienti sull’IA non è nuovo.

Perché conta

In questi giorni circola una domanda: «Dal 23 ottobre devo dire ai clienti quali strumenti di IA uso?». La risposta breve: non per effetto del decreto. Il 23 ottobre 2026 entra in vigore il D.Lgs. 179/2026, ma l’obbligo di informare i clienti sull’IA non nasce lì. Per i professionisti c’è già dal 10 ottobre 2025, nell’art. 13, c. 2, della L. 132/2025.

Qui tengo separate due cose. I fatti, ognuno con il link alla Gazzetta Ufficiale, a Normattiva o a EUR-Lex accanto. E la mia lettura, che segnalo come tale.

Sono Gianluca Mazza, consulente AI indipendente. Non sono un avvocato e non do consulenza legale. Questo articolo non è un parere legale; per casi specifici rivolgiti a un avvocato.

Che cos’è il D.Lgs. 179/2026

Il D.Lgs. 7 ottobre 2026, n. 179 è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 234 dell’8 ottobre 2026, ed entra in vigore il 23 ottobre 2026.

Il governo lo ha adottato con i poteri che gli dà l’art. 24 della L. 132/2025 (la delega) e adegua la normativa italiana al Reg. (UE) 2024/1689, il regolamento europeo sull’IA noto come AI Act (premesse e art. 2 del decreto).

Le autorità nazionali per l’IA sono AgID, l’Agenzia per l’Italia digitale, e ACN, l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (art. 1, c. 2 e art. 5).

Una data da non confondere. Il 23 ottobre è la data del decreto italiano, non dell’AI Act. Il regolamento europeo si applica direttamente e ha le sue date di applicazione (Reg. (UE) 2024/1689).

L’obbligo verso i clienti c’è dal 2025

L’obbligo di dire al cliente quali sistemi di IA usa il professionista sta nell’art. 13, c. 2, della L. 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025. Il testo chiede che il cliente riceva queste informazioni «con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo».

Il D.Lgs. 179/2026 non crea questo obbligo. Lo nomina tra le materie della formazione degli ordini, come «obblighi informativi verso il cliente» (art. 47, c. 2, lett. c).

E chi non è iscritto a un ordine? La mia lettura è che l’art. 13 riguardi probabilmente anche i consulenti senza ordine. È una lettura, non una certezza: per un caso specifico serve un avvocato.

La formazione tocca agli ordini

Il decreto chiede agli ordini professionali di inserire l’IA nella formazione continua e dà loro sei mesi per adeguare i regolamenti (art. 47, c. 1 e 5).

Il decreto si rivolge agli ordini: per il singolo iscritto i nuovi percorsi arriveranno con i regolamenti di formazione continua del proprio ordine, una volta adeguati.

Chi ha dipendenti

Due articoli riguardano i datori di lavoro.

  • Il datore che usa l’IA deve lasciare a una persona le decisioni finali sul rapporto di lavoro (la regola non vale per la selezione delle candidature). Se non lo fa, quelle decisioni sono nulle (art. 41, c. 1 e 4).
  • I datori di lavoro devono informare e formare i lavoratori sui rischi dell’IA (art. 42, c. 3).

Le sanzioni

Il decreto fissa i tetti delle multe (art. 23):

  • fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale annuo per le pratiche vietate dall’AI Act (c. 1);
  • fino a 15 milioni di euro o al 3%, tra l’altro, per gli obblighi di trasparenza dell’art. 50 dell’AI Act (c. 2);
  • per le PMI il tetto è il più basso dei due importi (c. 7).

Sono tetti massimi: in generale, per ogni fascia, il tetto è il più alto tra importo fisso e percentuale; per le PMI, comprese microimprese e start-up innovative, è il più basso.

La mia lettura per una piccola impresa

Questa parte è la mia lettura, non una certezza.

Per una piccola impresa senza dipendenti che usa l’IA come strumento, il decreto cambia poco nell’immediato. Contano di più due articoli dell’AI Act: l’art. 4, sull’alfabetizzazione in materia di IA, e l’art. 50, sulla trasparenza, che riguarda tra l’altro chatbot e contenuti generati dall’IA. Per chi svolge una professione intellettuale conta anche l’art. 13 della L. 132/2025.

Tenere un elenco degli strumenti di IA in uso e documentare la formazione fatta è buona prassi. Non è un obbligo del decreto.

Se ti serve una mano sul lato tecnico

Sono Gianluca Mazza, consulente AI indipendente. Se vuoi fare chiarezza sul lato tecnico (quali strumenti di IA usi, per cosa e come tenerne traccia) o stai valutando un preventivo per un sistema di IA e vuoi un secondo parere scritto prima della firma, scrivimi a info@gianlucamazza.it: ti rispondo sulla parte tecnica. Il secondo parere è una verifica tecnica, non legale. Non mandarmi documenti riservati o dati di terzi. Su cosa la legge chiede nel tuo caso ti serve un avvocato.

Questo articolo non è un parere legale; per casi specifici rivolgiti a un avvocato.

FAQ

Il D.Lgs. 179/2026 introduce l’obbligo di dire ai clienti quali sistemi di IA si usano?

No. Per i professionisti l’obbligo sta nell’art. 13, c. 2, della L. 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025. Il decreto lo nomina tra le materie della formazione degli ordini (art. 47, c. 2, lett. c).

Dal 23 ottobre 2026 si applica l’AI Act?

No. Il 23 ottobre 2026 entra in vigore il D.Lgs. 179/2026. L’AI Act è un regolamento europeo che si applica direttamente, con le sue date (Reg. (UE) 2024/1689).

Da subito la formazione sull’IA è un obbligo del singolo professionista?

Il decreto chiede agli ordini di inserire l’IA nella formazione continua e dà loro sei mesi per adeguare i regolamenti (art. 47, c. 1 e 5). Il decreto si rivolge agli ordini: per il singolo iscritto i nuovi percorsi arriveranno con i regolamenti di formazione continua del proprio ordine, una volta adeguati.

Per le PMI le multe sono più basse?

Per le PMI il tetto massimo è il più basso tra l’importo fisso e la percentuale del fatturato previsti per ciascuna fascia (art. 23, c. 7).

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